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Parole d'amore di ragazzi di vent'anni

Andrea Corba

Parole d'amore di ragazzi di vent'anni
E non ci interessava niente
piangere sui fiori che non crescono
sui davanzali della tue finestre
ma sapevano come colpirci,
come rinchiuderci in camere separate
a farci studiare Pasolini o D'Annunzio,
non ci interessava niente.

Noi eravamo per la nostre arte
di sguardi appena dati,
di camminate lunghe
interminabili, di risposte
a lunghe lettere
di silenzi inviolabili.

Eravamo meteore, eravamo astronauti
del nostro niente,
le costellazioni potevano benissimo
essere dei quadri storti appesi
con facce quadre e cuori indefinibili.

Quando passavamo per il centro
sembravamo dei vagabondi clandestini
sprovvisti di documenti
che se ci fermano per i nostri spasmi
contorti, sulle labbra che appena si toccano,
dovremmo mentire
di non conoscerci.

E alla radio parlavano di colpi di stato
che ti facevano paura,
e ti coprivi il viso truccato con le coperte
perché sapevi,
lo sapevi che avrebbero fatto la rivoluzione
per i tuoi baci,
per le tue mani
con quelle unghie lunghe
che sembravano fili magici
di burattini di un teatro.

Parlami di te
portami a conoscerti,
mi lanciavi dei piatti sporchi
perché ti ascoltassi al telegiornale
che erano pieni di guerre,
che erano pieni di guerre
di quelle sere stretti,
avvolti nel nostro cuore celeste.

Sogni che spaccavano le finestre
per vederti,
mi sentivo un po'
come uno di quei grattacieli abbattuti
in Afghanistan
quando ti vedevo sorridere con un altro,
che ti vedevo sorridere
che volevo sorridere anch'io.

Volevi litigare solo al passaggio dei temporali
perché non sentissero i nostri battiti cardiaci accellerati,
ad aspettarci il riarmo degli aerei
con dei volantini di poesie
di quattro righe scarse,
i tuoi capelli sparsi sulle panchine
a fare dei calorosi black out
perché volevi vedessero le tue lacrime piovere
dai balconi di via 20 settembre.

E i giornalisti erano sempre li,
ad osservarci a declamare come bardi impazziti
le nostre cronache nere,
con i flash che ci stordivano
nemmeno fossimo delle rock star
di vent'anni.

Bruceremo come i carburatori delle vecchie auto rubate,
soffiandoci via la sabbia dagli occhi sgranati
a vedere qualche qualche quadro storto.
Soffierai sulle costellazioni per formare nomi
di galassie che ancora non so,
come ti chiami,
chi cazzo lo sa come hai fatto
ad abbracciarmi e formare l'universo.

Ci arresteranno i sogni sul filtro delle sigarette,
quel tabacco Virginia che ti scivolava sempre
sul braccio, che sembravano lentiggini,
le tue oasi fisiologiche, gli abbracci.

Parole d'amore di ragazzi di vent'anni
scritte sui vetri della macchina
dai nostri aliti freddi,
fogli romantici sparsi
tenuti insieme da un sottile strato
d'incertezza.

Andrea Corba | Poesia pubblicata il 01/04/12 | 2587 letture |

 
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