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La giovane mendicante siriana

Eolo

La giovane mendicante sirianaLa incontro ogni giorno,
davanti l’ingresso della chiesa sul mare,
a tendere le mani scarne,
il volto emaciato dai patimenti,
nel quale mi sembra d’intravvedere
una bellezza antica,
quasi sfiorita, nei lineamenti
fieri di donna araba.
Con leì io divido il mio pane,
i pochi soldi che mi restano in tasca,
le sorrido per farla sentire viva
e io stesso, attraverso lei sentirmi vivo.
Così lei mi chiede di racccontarle
i miti antichi,
la leggenda di Cola Pesce,
che in fondo al mare sorregge le colonne
della Sicilia perché non sprofondi,
dei miei pescatori, dei portatori di sale,
delle reti rammendate al chiaro di luna,
del Maestrale amico e della brezza estiva.
Ancora dei giardini di limoni,
del mare che respira, delle meduse azzurre
dei miei sogni e delle mie sconfitte.
Lo sguardo le si illumina,
le labbra si dischiudono al sorriso,
in un sentire di stupore incantevole
che commuove.
Le parlo dei bambini che giocano
nei cortili del tempo e della luce,
delle fiabe loro narrate, delle filastrocche
siciliane.
Il volto le si contrae in un asincrono
movimento di sgomento,
le lacrime le rigano le guance di madre infelice.
I suoi bambini sono rimasti nella sua terra,
dilaniata da una guerra senza senso.
L’abbraccio in un dolore muto di conforto
che non ha voce né silenzi,
soltanto sconfinate essenze di misericordia!

Eolo | Poesia pubblicata il 27/02/18 | 373 letture | 9 commenti |

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

 

9 commenti degli altri autori a questa poesia:

«una guerra crudele una descrizione intensa di un tema sociale profondo e sentito lirica da elogio molto bella e condivisa»
carla composto (28/02/2018)

«Un moto di ribellione mi assale leggendo questi toccanti versi di Janez: con mirabili parole mette in evidenza la tragica involuzione del genere umano, assetato di ricchezza e di odio, sordo ad ogni lamento, incapace di "pietas". Colgo nei versi il vero significato di "compassione", di sofferenza condivisa, di denuncia dei misfatti compiuti contro esseri umani indifesi, bisognosi solo di semplice amore.»
Guido Buono (28/02/2018)

«Aiutare con le parole, con la vicinanza chi soffre... chi si ritrova lontano dal proprio Paese e dai propri cari... Una violenza inaudita la guerra che coinvolge sempre i più deboli e indifesi... Stare accanto a chi soffre e tendere la mano è una dimostrazione di alta sensibilità...condividere i propri pensieri con chi ha il dolore inciso dentro può aiutare a lenire la sofferenza... versi che commuovono e coinvolgono... versi come sempre arricchiti dalla profondità di pensiero del bravo Autore»
Giacomo Scimonelli (28/02/2018)

«Il racconto di una guerra assurda liberano questi commoventi versi che partono dall’osservare attentamente chi chiede e chi dona la carità atto di profondo e reciproco amore! Elogio!»
Giovanni Ghione (27/02/2018)

«Questo è amore.
Leggendo questi versi una grande commozione si è impadronita di me. è scesa dentro il mio cuore, mi ha fatto capire che non bisogna essere sordi e insensibili verso l’altrui dolore. In modo delicato il Poeta descrive il suo rapporto con la mendicante siriana, costretta da una guerra assurda a fuggire per arrivare in un posto lontano, senza il conforto della sua famiglia e dei suoi figli.»
Sara Acireale (27/02/2018)

   «momenti preziosi per il cuore
di chi dona e chi riceve
anche solo un sorriso, una stretta di mano,
un dialogo fraterno
può dare grande conforto e amore
un testo che dona al lettore grandi sensazioni .elogi»
Stefana Pieretti (27/02/2018)

«Il poeta con questa bella lirica ci fa odiare la guerra, ancora di più tutte le guerre inutili e assurde. Ho apprezzato molto soprattutto il tema che secondo me è bene che il poeta lo abbia rivelato, se non altro per ricordarci le sventure che si susseguono nei vari paesi del mondo. Poesia molto, molto bella e significativa»
Umberto De Vita (27/02/2018)

«Tendere la mano, porgere il cuore, ascoltare la voce del dolore, un empatia di anime che si sfiorano, addolcendo e rendendo meno cruda la realtà. Un grande esempio da cui attingere.»
Marcella Usai (27/02/2018)

«Bella, molto bella... una condivisione con la donna siriana costituita da empatia, ma soprattutto di misericordia. Un ringraziamento particolare a questo poeta che ci dona perle di poesia con le varie sfaccettature dell’amore e con dettagli di storie e leggende ataviche.
Molto apprezzata!»
carla vercelli (27/02/2018)


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