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Sotto il blu acceso e nomi che ti ricordano l’infanzia raminga

Salvatore Ferranti

Sotto il blu acceso e nomi che ti ricordano l’infanzia raminga
Non fosse per lo scirocco di questi giorni
che lottano per restare nel ricordo di chi langue,
e i quattro gatti che perdono pelle e sonno
a rappezzare vele sull’albero maestro,
staremmo già tutti insieme in cima all’oceano
a cantare che la vita a quarant’anni è ancora
un sogno che si mantiene da solo.
Capogiri leggeri, alla ricerca di una fonte
d’acqua e un raggiro che a conti fatti
non si dimostri tale, col tuo scialle andaluso
dimenticato da qualche parte sul ruvido
di una scogliera che ti ritrovi in petto alle sei di sera.
Il gioiello epico invece è sempre presente,
galleggiante sui palmi e le pupille
accese dalla speranza di una nuova ripartenza.
Pace all’anima degli ultimi caduti,
se il discorso dopo tanto frugare nelle tasche
è ancora in ballo e il giorno della sepoltura
è stato rimandato a data da destinarsi.
Un amen ripetuto in mille lingue. E pazienza!
Non saresti mai stata la primadonna
di cui mi parlavi nei retroscena ostili
di cassapanche svuotate all’occorrenza
e divani messi al sicuro dentro una tenda.
Preferiresti restare immobile e fingerti morta,
ed io che delle tue certezze sono stato
la fonte avara e il beneficio,
non ti do torto neanche stavolta.

“Non ce la farò mai!” Lo dici
e lo scrivi sulle fiancate di barche
che riposano all’ombra,
sotto il blu acceso e nomi
che ti ricordano l’infanzia raminga;
poco più in là ci sono una donna scalza
e un marinaio che ride. Rimarresti
a pescare anche tu, se le suole
fossero adatte al tiro delle lenze
e il sole non fosse nemico
del tuo pigro vagabondare
tra ciò che piace a giorni alterni
e i vecchi ferri inutili abbandonati
sui balconi della piccola piazza
che dà sul lungomare di ponente.
Il gran caldo non è il tremore che ti prende
le gambe a morsi né la chitarra
che perde le corde perché il ragazzino
ha troppa foga e non sa rallentare.
Abbracci un salvataggio in alto
e poi ti rassegni ad un lungo pomeriggio
in mezzo a una folla insensata
che fa avanti e indietro
sulla strada scassata del porto.

Eppure, mi sembra ieri
il carico di sale che t’imponevi sulle spalle,
le dita piegate con cui t’insegnai
il coraggio e il rischio che si corre
ad andare dietro a fiori che
perdono petali in fretta e di nascosto.
Avevi una faccia strana,
il collo lungo e braccia capaci
di sopportare qualunque oltraggio.
Ti proposi una primula
ma tu da umile salottiera in pena
scegliesti un vaso che si appende,
colmo di gerani in pieno germoglio.
Fu il segno che i tempi nuovi
erano necessari a forme
che ci riusciva difficile immaginare
di nuovo diverse; tu alta
quanto il cespuglio di rose
cresciute in disparte dietro il magazzino,
ed io che arrivavo a stento
a raccogliere il più basso dei limoni.

Ci saranno spaventi feroci domani a quest’ora,
il ricordo della felicità accantonata
insieme ai tronchi tagliati in autunno
e l’incertezza di un branco di cani
che si aggira per la vecchia casa
in cerca di ombra e compagnia fidata.
“Strofina bene le guance”, ti dicevano
quand’era l’ora di andare a dormire,
e tu non capivi il senso di tale sottigliezza.
Baciavi la fronte di chi non ti assomigliava,
e ti sembrava di volare insieme
agli animali disperati perché
avevano perso i cuccioli in confronti
che iniziavano quando la notte era
solo un assaggio. E nelle mattinate vuote,
col sole a picco e la frangia appena tagliata.
portavi in dono un smorfia
che ai più distratti pareva quasi un sorriso di meraviglia.

Salvatore Ferranti | Poesia pubblicata il 17/03/19 | 193 letture | 1 commenti |

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

 

1 commenti degli altri autori a questa poesia:

«Vivono i ricordi baciati dal sole che sovente brucia più dell’anima del tempo che va oltre quell’orizzonte che è vita...
Immagini che si rispecchiano in quel tratto di mare che dal placido porto si espande al largo. E il tempo rammenta il vivere che fu gioia e ricordo
di un’amicizia che ancora vive della sua essenza...»
Saverio Chiti (20/03/2019)

  
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